Confusione totale per un matematico triennale

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Confusione totale per un matematico triennale #93958

avt
mrjazzology
Punto
Salve a tutti. Volevo condividere con voi qualche aspetto del percorso universitario (Matematica) che ho intrapreso da ormai un po' di tempo (2 anni e mezzo) con alterne fortune.

In generale devo ammettere che non mi sono mai trovato molto bene nella dimensione di studente, soprattutto da quando ho iniziato l'università, vuoi per i corsi un po' "meccanici", vuoi per l'ambiente, ma devo dire soprattutto per la mia indole difficile.

Questo non perché non mi piaccia studiare ovviamente (anzi in realtà è l'unica cosa che mi interessa e non solamente per quanto riguarda la matematica, ma anche in altri ambiti come filosofia e musica) ma perché sento sempre una certa ansia in questa fase di limbo tra il lavoro (?) e la scuola.

Insomma da tempo ormai non faccio più le cose perché mi interessano ma perché bisogna farle (esami) e anche in fretta e bene perché sennò subentrano i soliti discorsi: non ha senso fare l'università, un lavoro non lo troverai mai... Le solite cose insomma.

Non so se questa sia solo una mia condizione personale; io penso di no ma in realtà adesso non è importante. Sicuramente nel mio caso è evidente questo problema dovuto anche ad una confusione mentale di fondo ed a un livello di indecisione veramente troppo alto.

In generale trovo che, almeno per me, l'università non sia più un luogo e un tempo in cui fare un'esperienza, ma piuttosto un mezzo per avere qualche riconoscimento da esibire in un eventuale curriculum. Sarebbe bello sapere cosa ne pensate voi dell'università italiana rispetto ad altre esperienze che potreste aver fatto all'estero; a me personalmente sembra che l'approccio che abbiamo qui sia molto "corposo" e lungo (il che non vuol dire che sia negativo), cioè probabilmente molto formativo per una carriera accademica ma abbastanza scollegato da una visione lavorativa.

Inoltre i corsi mi sembrano delle maratone per finire il programma mentre secondo me almeno ogni tanto un approccio di tipo anche storico sarebbe più utile (per esempio invece di approcciare la teoria di Galois le ultime due ore del corso di Algebra forse sarebbe meglio perdere un po' di tempo a contestualizzare anche storicamente il motivo e il bisogno di alcuni risultati dell'algebra, o l'algebra stessa nel suo insieme, per esempio attraverso le esperienze per esempio di Gauss o Galois stesso). Poi per carità questa non è una critica, ovviamente non pretendo di insegnare nulla a nessuno, sono solo umili opinioni.

Vabbè a parte queste cose generali avrei un paio di cose più specifiche da chiedervi. La prima è una cosa che un po' mi angoscia, cioè il fatto di dimenticarmi quasi tutto dopo un esame, anche se è andato bene; mi ricordo quanto ero soddisfatto dopo l'esame di analisi I, per quanto tranquillamente sapevo orientarmi tra le varie questioni del corso pur non avendo mai fatto analisi al liceo.

Ebbene adesso sicuramente alcune cose le ricordo anche perché si portano avanti nei corsi successivi, ma molte le ho dimenticate e questo mi da un grande senso di insicurezza nell'affrontare altri corsi, temo che mi manchino un po' le "basi", tant'è che ultimamente mi è venuta proprio la fobia di certi argomenti perché mi obbligano guardare i buchi che si sono creati; infatti ammiro tantissimo la conoscenza enciclopedica dei miei professori che spaziano attraverso argomenti molto distanti con grande tranquillità.

Anche qui non so se è una cosa abbastanza normale/accettabile o un problema che mi creo da solo. Spero che abbiate qualche delucidazione a riguardo emt.

Inoltre per finire questo noioso discorso volevo sapere un paio di cose tecniche di pura curiosità: una è quanto cambia la magistrale rispetto alla triennale e l'altra è se mi potete dire in due parole qualcosa sulla fisica matematica a livello universitario (io non ho ancora seguito nessun corso su questa branca), cioè quali argomenti tratta principalmente e con quali strumenti.

Io mi sono iscritto a matematica proprio per quel pochissimo che avevo letto e mi affascinava moltissimo questo approccio alla fisica e le grandi implicazioni a cui ha portato nel novecento. Ma come voi sapete meglio di me è difficile capire qualcosa dall'esterno di questo bellissimo e pazzo mondo matematico. emt

Grazie mille per la pazienza e soprattutto per il lavoro che fate nell'aiutare i disperati come me. emt
 
 

Confusione totale per un matematico triennale #94069

avt
Omega
Amministratore
Ciao emt

Mi ero ripromesso di risponderti quando ti ho letto (Giovedì), ma tra una cosa e l'altra, ordinaria amministrazione e weekend, non ho potuto prima di adesso.

In generale devo ammettere che non mi sono mai trovato molto bene nella dimensione di studente, soprattutto da quando ho iniziato l'università, vuoi per i corsi un po' "meccanici", vuoi per l'ambiente, ma devo dire soprattutto per la mia indole difficile.

Siamo in due! Per me era lo stesso. emt

Questo non perché non mi piaccia studiare ovviamente (anzi in realtà è l'unica cosa che mi interessa e non solamente per quanto riguarda la matematica, ma anche in altri ambiti come filosofia e musica) ma perché sento sempre una certa ansia in questa fase di limbo tra il lavoro (?) e la scuola.

Insomma da tempo ormai non faccio più le cose perché mi interessano ma perché bisogna farle (esami) e anche in fretta e bene perché sennò subentrano i soliti discorsi: non ha senso fare l'università, un lavoro non lo troverai mai... Le solite cose insomma.

Stai vivendo quella che personalmente definirei come l'equivalente universitario della crisi di mezza età. All'inizio si entra in un mondo nuovo, con tutte le novità, la curiosità, le ansie e le paure che ne derivano. Poi ci si abitua e si prendono le misure all'ambiente e al percorso accademico. Superata questa fase - tipicamente in prossimità dei grandi traguardi - si entra in una fase ancor più introspettiva del solito e si inizia a porsi una miriade di domande filosofiche:

Serve veramente quello che sto facendo?

Troverò mai lavoro?

Se sì, quale lavoro troverò?

Quella figura mitologica chiamata Rettore esiste realmente? E in caso affermativo, è veramente Magnifica?

... E via discorrendo. emt

Ti consiglio di non dare troppo peso a queste domande. Tira dritto per la tua strada, anche perché da un punto di vista pragmatico è la cosa migliore che puoi fare ora. Non cedere alla tentazione di voler trarre valutazioni con dati di cui ancora non disponi... E poniti le domande a traguardo raggiunto, a fronte delle situazioni reali e concrete che affronterai quel giorno.

Sicuramente nel mio caso è evidente questo problema dovuto anche ad una confusione mentale di fondo ed a un livello di indecisione veramente troppo alto.

L'indecisione deriva dall'incapacità di sapersi dare delle risposte. Il più delle volte ci si accusa erroneamente di tale incapacità quando in realtà il problema non è tanto la risposta giusta. È la domanda che ci si pone. emt

In generale trovo che, almeno per me, l'università non sia più un luogo e un tempo in cui fare un'esperienza, ma piuttosto un mezzo per avere qualche riconoscimento da esibire in un eventuale curriculum.

Questa osservazione si collega alla crisi dell'universitario di mezza età e viene alimentata da un continuo bombardamento esterno. Viviamo in un paese anacronistico che vorrebbe ma non può, che ti impone di seguire un percorso convenzionale e poi ti tradisce lasciandoti intendere che quel che hai fatto è inutile.

Ci vogliono pazienza, spirito opportunista e pelo sullo stomaco, e sono tutte abilità si sviluppano solo dopo la Laurea.

Sarebbe bello sapere cosa ne pensate voi dell'università italiana rispetto ad altre esperienze che potreste aver fatto all'estero

Come ho scritto sopra. È anacronistica. È il frutto di chi vuole adeguarsi (al ribasso) ad un modello che non è il nostro senza contestualizzarlo a ciò che la precede e a ciò che la segue.

Il funerale dell'università italiana si è tenuto con il passaggio dal ciclo unico al 3+2. Prima si facevano meno corsi in modo migliore; ora si fanno tante cose superficialmente.

Un esempio? Io, matematico, mi sono dovuto asciugare su un corso dedicato alla programmazione in Java. 4 mesi che avrei potuto dedicare a formarmi più approfonditamente in Analisi Matematica o in Analisi Numerica. 4 mesi buttati nel water che nessuno mi restituirà mai più, tant'è che un mese dopo non ricordavo più nulla.

a me personalmente sembra che l'approccio che abbiamo qui sia molto "corposo" e lungo (il che non vuol dire che sia negativo), cioè probabilmente molto formativo per una carriera accademica ma abbastanza scollegato da una visione lavorativa.

È ancora peggio: si spreca un sacco di tempo con mille infarinature che sono inutili sia accademicamente che professionalmente!

Ora entriamo nel merito...

La prima è una cosa che un po' mi angoscia, cioè il fatto di dimenticarmi quasi tutto dopo un esame, anche se è andato bene; mi ricordo quanto ero soddisfatto dopo l'esame di analisi I, per quanto tranquillamente sapevo orientarmi tra le varie questioni del corso pur non avendo mai fatto analisi al liceo.

Ebbene adesso sicuramente alcune cose le ricordo anche perché si portano avanti nei corsi successivi, ma molte le ho dimenticate e questo mi da un grande senso di insicurezza nell'affrontare altri corsi, temo che mi manchino un po' le "basi", tant'è che ultimamente mi è venuta proprio la fobia di certi argomenti perché mi obbligano guardare i buchi che si sono creati; infatti ammiro tantissimo la conoscenza enciclopedica dei miei professori che spaziano attraverso argomenti molto distanti con grande tranquillità.

Non preoccuparti per questo. A Matematica è normale non ricordare tutto perché le nozioni non sono importanti: è importante la forma mentis.

Le nozioni, i teoremi, gli enunciati e le dimostrazioni sono semplicemente un banco di prova.

Come vedrai nel seguito, le cose che ti serviranno professionalmente verranno riprese più e più volte e diventeranno, da un punto di vista nozionistico, armi di cui disporrai automaticamente nel tuo arsenale.

Le altre nozioni su cui hai sbattuto la testa nel corso degli studi non rimarranno. Ma va bene così, perché avranno formato il tuo modo di ragionare e le tue capacità analitiche. All'occorrenza potrai riprenderle in mezzo secondo perché non dovrai ripercorrere tutto l'iter digestivo. I muscoli che ti sarai fatto saranno sufficienti per rendere il recupero una gradevole rilettura.

una è quanto cambia la magistrale rispetto alla triennale

La magistrale è più facile perché hai un'intera triennale di preparazione alle spalle. Ad esempio, parti con la capacità di leggere un testo di Matematica, capacità di cui non disponi al primo anno della triennale.

Inoltre alla magistrale puoi scegliere buona parte degli esami. Puoi specializzarti sulle materie che più ti si confanno e che più ti interessano.

e l'altra è se mi potete dire in due parole qualcosa sulla fisica matematica a livello universitario (io non ho ancora seguito nessun corso su questa branca), cioè quali argomenti tratta principalmente e con quali strumenti.

Come puoi intuire dal nome stesso, è una branca molto cara ai matematici con una spiccata inclinazione verso la Fisica. Richiede un po' di tutto, ma se devo menzionare le prime due aree della Matematica che coinvolge e che mi vengono in mente, direi Analisi Matematica e Geometria Differenziale.
Ringraziano: Ifrit

Re: Confusione totale per un matematico triennale #94353

avt
mrjazzology
Punto
Grazie Omega emt
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