Riforma della scuola 2014

Riforma della Scuola Giannini 2014

Ci siamo rotti, salviamo la Scuola Statale!  Recita così lo slogan in difesa della Scuola Pubblica contro chi la vuole demolire. Parliamo della Riforma della Scuola 2014.

 

 

È in corso una protesta scoppiata a seguito dell'intervista del sottosegretario del Miur Roberto Reggi, nella quale veniva annunciato il Piano Giannini-Reggi, presentato come una rivoluzione nel mondo della Scuola.

 

In effetti le novità ci sono, proviamo a darci un'occhiata insieme. Attenzione, voglio subito mettere le carte in tavola: non sono un insegnante, non sono mai entrato in una classe in tale veste, e tanto meno sono un giornalista. Sento però il bisogno di dire la mia su un argomento che mi sta a cuore: la Scuola Pubblica Italiana. La vedo come un'occasione, un modo per dare eco ad una protesta iniziata nella prima settimana di Luglio.

 

Riforma della Scuola 2014 - Analisi delle proposte

 

Sul quotidiano La Repubblica, in data 2 Luglio 2014, viene pubblicato un articolo a proposito del Piano di Riforma Giannini-Reggi, volto a rivoluzionare la Scuola Italiana. Per chi non lo sapesse Stefania Giannini è l'attuale Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, mentre Roberto Reggi è il sottosegretario del Miur.

 

Ecco i punti della proposta che hanno scatenato la protesta:

 

  • 36 ore a settimana a parità di stipendio, questo si traduce in un aumento significativo delle ore lavorative per i docenti.
     
  • premio in denaro per gli insegnanti che si assumono incarichi di responsabilità aggiuntivi;
     
  • affidare le supplenze brevi ai docenti di ruolo;
     
  • istituti aperti fino alle 22 e a Luglio;
     
  • più potere decisionale in mano ai Dirigenti Scolastici.

 

I docenti sono stati i primi, e fino ad ora gli unici, ad opporsi con foga a questo scempio, e come spesso accade i politici italiani fanno dietro-front, ma questa volta più che un passo indietro si è lanciato un pugno di sabbia negli occhi.

 

Proverò ad analizzare i punti succitati, con l'occhio critico di chi la Scuola non la vive da qualche anno. 

 

 

Le 36 ore settimanali a parità di stipendio

 

Nell'immaginario collettivo:

 

"il lavoro di un insegnante è semplice, si sta seduti ad una cattedra, protetti dalle intemperie del tempo e per poche ore mattutine si dà aria alla bocca, poi mesi e mesi di vacanza. Praticamente un stipendio regalato"

 

un semplice pensiero che si propaga come un virus. Insegnare è una vocazione e comporta notevoli sacrifici! Dopo le ore di lezione frontale, le poche ore mattutine per intenderci, tornato a casa il docente prepara la lezione per il giorno successivo, organizza unità o percorsi didattici, prepara e/o corregge eventuali verifiche e se ciò non bastasse, deve presenziare ai vari consigli di classe, seguire corsi di aggiornamento e affrontare i cosiddetti incontri scuola-famiglia.

 

Per ultimo ma non meno importante, deve saper gestire le numerose problematiche che la classe presenta. Può succedere di tutto: si va da piccoli incidenti a veri drammi che non si risolvono al rintocco della campanella. Volenti o nolenti, i docenti se ne fanno carico, anche in modo incoscio, ne soffrono e ne vengono segnati. Ebbene sì, non sono dei robot.

 

Aumentare le ore lavorative migliorerà le performance degli insegnanti? Non vedo come possa, sinceramente. 

 

 

Premi e incentivi sì, ma perché?

 

Questo punto mi ha particolarmente colpito. Qui non si parla di premi per le attività didattiche, ma per qualcosa che esula dalla Didattica: ruoli di tipo organizzativo e attività specializzate! E perché non premiare l'insegnante per l'impegno e i meriti didattici?

 

 

Supplenze brevi ai docenti di ruolo

 

Il sottosegretario Reggi ha avuto l'idea di assegnare le supplenze di pochi giorni agli insegnanti di ruolo, perché a suo dire "i docenti precari nella scuola non danno valore aggiunto, non si incardinano in un progetto educativo".

 

In buona sostanza ha spazzato via oltre 600 mila aspiranti insegnanti come se nulla fosse, sono inutili. Massì, sono 600 000 unità, solo numeri, non persone che hanno una dignità, che credono nel lavoro che fanno, che ci mettono impegno, che hanno studiato e continuano ad aggiornarsi al fine di proporre attività didattiche degne di tale nome!

 

Ulteriore piccola osservazione: riuscirà il nostro eroe-docente-di-ruolo, con le sue 36 ore, a sobbarcarsi il carico e mantenere alte le proprie prestazioni? 

 

 

Cancelli delle scuole aperti fino alle 22 e in Estate

 

Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto.

 

Al terzo anno di Liceo, in una tranquilla mattinata come le altre, il professore di Matematica entrò in classe e proclamò, gonfio d'orgoglio:

 

"Bene, ragazzi, oggi parleremo della parabola".

 

Si avvicinò alla lavagna, pronto ad iniziare la propria lezione. Ad un tratto si girò di scatto, con un'espressione che ricordava vagamente l'Urlo di Munch:

 

"Non abbiamo gessetti?"...

 

In quella normale mattina, in tutto l'istituto, non era possibile reperire gessetti. Neanche uno.

 

Dopo essersi calmato, si tolse la cintura, la prese tenendola per le estremità ed improvvisò:

 

"Questa è una parabola...".

 

E fu così che quel Santo ci intrattenne per l'intera ora spiegando, peraltro in modo efficace, vita morte e miracoli della parabola. E, per inciso, qui le Scritture Sacre non c'entrano un fico secco...

 

Tornando a noi, per dirla fuori dai denti, esistono scuole sprovviste degli strumenti necessari per lo svolgimento delle lezioni frontali. Non ci sono soldi nemmeno per tenere aperte le scuole nel periodo standard (aperte ai livelli di sufficienza, il minimo sindacale). Figuriamoci se ci sono fondi per protrarre la data di chiusura e mantenere, anche solo ad un livello minimalista, i servizi necessari per la sopravvivenza. Un esempio? Il personale addetto al controllo, che di certo non può e non deve lavorare gratis.


Ad ogni modo mi rifiuto di parlare in questa sede della fatiscenza degli edifici scolastici.

 

 

Più potere decisionale ai Dirigenti Scolastici

 

Ho parlato di compensi economici, e mi sono pure chiesto quali possano essere i criteri di valutazione sulla base dei quali verranno elargiti. Come dicevo poche righe sopra, è prevista la possibilità che sia il Dirigente Scolastico a decidere. Beh, che c'è di male?

 

Nulla, a parte quelo che potremmo chiamare il quoziente di simpatia(1). C'è il rischio che si venga a creare una vera e propria gara a chi è più riguardoso nei suoi confronti, una sorta di caccia al favoritismo senza esclusione di colpi.

 

C'è poi un altro dubbio che mi attanaglia. Un Preside non è, in quanto essere umano, onnisciente: supponendo che sia laureato in Lettere, giusto per fare un esempio, come potrà giudicare oggettivamente ed effettivamente l'operato di un insegnante di Matematica? Di contro, un Preside laureato in Matematica riuscirebbe a giudicare in modo corretto il lavoro di un insegnante di Latino e/o Greco?...

 

 

Ho voluto dire la mia perché ritengo che da molto, troppo tempo, è in atto un processo di delegittimazione nei confronti dei docenti da parte della stessa classe politica, la stessa che ha alimentato il dramma del precariato e ridotto in ginocchio la Scuola Pubblica. Non chiedo che voi siate d'accordo con me, non lo pretendo. Chiedo solo a tutti i non addetti ai lavori di informarsi su ciò che sta accadendo e di analizzare i fatti e le proposte con spirito critico, liberando aprioristicamente la mente da luoghi comuni e preconcetti di ogni tipo e ricordando che, un giorno, saranno i vostri fratelli, i vostri figli o i vostri nipoti, ad andare a Scuola e a formarsi per il futuro.

 

 

È in atto una petizione, dateci uno sguardo se vi va. Wink

 

 

Salvatore Zungri (a.k.a. Ifrit)

 

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(1) Citazione tratta dal film La meglio gioventù.

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