Intervista ad Annarita Ruberto

Annarita Ruberto

Per chiudere in bellezza la settimana abbiamo rivolto alcune domande ad Annarita Ruberto. Docente della Scuola Secondaria di primo grado presso l'ICS "Bassi" di Castelbolognese, si occupa di divulgazione scientifica e didattica in veste di redattrice e coordinatrice di progetti scientifici...e non solo.

 

Oltre a curare quotidianamente diversi blog, tra i quali Scientificando (www.tutto-scienze.org), è una vera e propria Ricercatrice dei metodi didattico-divulgativi. Studia, analizza e sperimenta nuove metodologie mettendole sempre in discussione e valutandone di volta in volta l'efficacia...

 

 

...Potevamo non intervistarla? Certo che no! Laughing

 

[YM] Buondì Annarita, cominceremmo subito con una domanda non troppo semplice. Qual è, secondo lei, il miglior modo per avvicinare un ragazzo o una ragazza di 14/15 anni alla cultura e alla letteratura scientifica?

 

[AR] In base alla mia esperienza, non esiste un metodo principe per avvicinare un 14/15enne alla cultura e alla letteratura scientifiche, precisando però che la locuzione mi sta un po’ stretta perché si riferisce al divenire storico della Scienza attraverso i secoli, un divenire che si sedimenta attraverso le varie epoche per diventare patrimonio imprescindibile cui attingere per la formazione dell’uomo moderno. Trovo, invece, che sia prioritario avvicinare lo studente in modo corretto alla Scienza “semplice”, che si vive nel quotidiano, senza aspettare i 14/15 anni, ma iniziando sin dalla più tenera età.

 

Per perseguire tale obiettivo, si rende necessario, a mio avviso, un piano efficace di formazione scientifica dei docenti, che operano nei diversi segmenti scolastici. Una decina di anni fa, coordinai un progetto provinciale di tal genere. I docenti coinvolti, dalla Scuola dell’Infanzia alla Secondaria di 2° grado, lavorarono nelle proprie sezioni e classi su un macro-tema comune “Le trasformazioni della Materia”, secondo un protocollo scientifico da me elaborato. In sintesi, fu sperimentato sul campo un concreto progetto integrato di ricerca-azione, il cui risultato fu la costruzione di un pezzo di curricolo scientifico in continuità per studenti dai 5 ai 18 anni. Grazie a questa esperienza, i docenti, provenienti dai diversi livelli scolastici, ebbero la possibilità di lavorare gomito a gomito e di conoscere i problemi esistenti, in tema di approccio scientifico alla conoscenza, nella realtà di riferimento degli ordini scolastici diversi dal proprio.

 

Questa è la formazione che io intendo e non quella distribuita a parole...e carta nei tanti corsi di formazione che ancora sono svolti, all’inizio del terzo millennio!

 

Ritornando alla cultura e alla letteratura scientifiche, a partire dalla Secondaria di 1° grado, si potrà introdurre lo studio della Storia della Scienza mediante la conoscenza delle biografie dei grandi che hanno contribuito alla costruzione della Scienza stessa, intesa come complesso di conoscenze verificabile e falsificabile, alla cui acquisizione si perviene attraverso il metodo scientifico. Ci sono in rete eccellenti risorse video e testuali che possono aiutare.


In ogni caso, a qualsiasi età dei ragazzi è d’obbligo incentivare e sostenere la loro naturale curiosità, stimolare la loro osservazione dei fenomeni naturali affinché si pongano delle domande generatrici di formulazione di ipotesi da sperimentare. Per mettere in atto tutto ciò, non sono necessarie costose attrezzature, essendo sufficienti materiali poveri, facilmente reperibili. L’importante è che i ragazzi, sin da piccoli, abbiano l’opportunità di “sporcarsi le mani” e di far lavorare la mente in modo autonomo.


L’insegnante deve fornire l’essenziale, senza cadere nella tentazione di offrire risposte già pronte e confezionate, affinché siano loro stessi a trovarsele. Quando poi l’essenziale è stato percepito dagli studenti, il vero insegnante passa a ciò che è necessario per estendere la conoscenza.


Spero di essere riuscita a rendere comprensibile il mio pensiero.

 

[YM] Lei si occupa di divulgazione Scientifica a 360°. Sappiamo che è laureata in Fisica, quindi la domanda potrebbe sembrare scontata...ma vogliamo esserne sicuri. Qual è, ad oggi, la branca della Scienza che più la affascina, e perché?

 

[AR] La mia risposta non è una sola branca, ma un intero settore...le NANOSCIENZE perché il suo target fondamentale è quello di sviluppare le nanotecnologie interdisciplinari all'interfaccia di fisica, chimica, biologia e ingegneria, con cambi di applicazione che vanno dalla nanoelettronica alle telecomunicazioni, all'ingegnerizzazione di composti chimici, fino alle nanotecnologie applicate alla genomica e alle bionanotecnologie. La rivoluzione attuale e futura è alla nanoscala.


In particolare, grandi vantaggi potrebbero derivare alle scienze biomediche dall’utilizzo delle nanoparticelle o di materiali nanoingegnerizzati sia per fini di ricerca che per fini diagnostico-terapeutici. Si pensi, per esemplificare, ai risultati ottenibili in Medicina Preventiva al fine di diagnosticare precocemente una patologia o di identificare la predisposizione a specifiche malattie. Ci sarebbero anche indiscutibili vantaggi in Medicina Rigenerativa grazie alla possibilità di rigenerare tessuti o organi nei casi di patologie croniche debilitanti dei sistemi nervoso, endocrino, cardiovascolare o dell’apparato osteoarticolare. I campi di indagine sono veramente vasti. Pensiamo ai nanomateriali (dai quantum dots o nanodots ai dendrimeri per la terapia genica, dai nanobastoncelli ai nanotubi o ancora alla manipolazione di nanopori), ai computer quantistici, alle celle solari e all’elettronica, ai fullereni per citarne alcuni.

 

[YM] Come si immagina la scuola tra 10 anni?

 

[AR] A saperlo! Battuta a parte, la situazione attuale è tutt’altro che rosea, come ben noto, ed il futuro della scuola mi appare alquanto nebuloso. Non nutrendo personalmente speranza alcuna in un cambiamento positivo proveniente dall’ambito delle politiche nazionali, nonostante le apprezzabili direttive europee in tema di istruzione e formazione (alle quali non riusciamo ad allinearci), vedo l’unica direttrice percorribile nella voglia degli insegnanti di rinnovarsi ancora una volta (cosa peraltro che abbiamo sempre fatto!) e soprattutto di non arrendersi. In effetti, la situazione è alquanto precaria perché non si può spremere ad libitum. Tuttavia la Scuola può sopravvivere, almeno nell’immediato futuro, soltanto grazie all’impegno dei suoi insegnanti.

 

[YM] Torniamo ai giorni nostri. Wink Oltre alla didattica frontale, fa uso di mezzi multimediali in classe?

 

[AR] Ho abolito dal vocabolario il termine “frontale” sin dai primi anni della mia carriera di insegnante, memore di quanto passivamente subito quando ero una scolara. Le mie lezioni sono di tipo dialogato ed interattivo, ovvero provo a suscitare domande nei miei studenti per creare un vero e proprio dialogo educativo. Non sempre centro il bersaglio, ma ci provo sistematicamente.


I mezzi multimediali? Sì ne faccio uso quotidianamente (gestisco due blog didattici, uno per la Matematica e l’altro per le Scienze, ad esempio), ma senza enfatizzarli come se fossero la panacea dell’innovazione nell’ambito dell’apprendimento. Li utilizzo con la consapevolezza di ciò che possono offrire, nella convinzione che l’innovazione risiede nella mente e negli obiettivi di chi educa. I mezzi multimediali sono appunto soltanto mezzi, per quanto potenti.

 

[YM] Quali libri universitari/divulgativi/scientifici consiglierebbe assolutamente di leggere?

 

[AR] Ci sono molti libri imperdibili, ma, dovendo scegliere, consiglierei la lettura dei seguenti:

 

- Stuart Kauffman, A casa nell’universo. Le leggi del caos e della complessità

- Fritjof Capra, La Rete della Vita

- Albert Barabasi, Link

- Stephen Hawking, L’universo in un guscio di noce

- Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante

- Simon Singh , L’ultimo teorema di Fermat

- Apostolos Doxiadis, Zio Petros e la congettura di Goldbach

- Denis Guedj, Il Teorema del Pappagallo

 

[YM] Un grande grazie, professoressa, anche se chiamarla solo "professoressa" ci sembra un po' riduttivo. Ha dato ai nostri lettori (e anche a noi!) ottimi spunti di riflessione.

 


 

 

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A cura della Redazione

 

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