Il Gabbiano, un mio inquilino

Gabbiano

Quando meno te lo aspetti, torni nella casa delle vacanze e trovi un nido di gabbiani sul tuo terrazzoSurprised Cosa si dovrebbe fare in casi del genere? Vi racconto cosa mi è successo.

 

Dopo una lunga assenza, sono tornata nella mia casa al mare. Era tempo di andare a vedere come era messa. La stagione invernale certamente non mi aveva invogliato ad andare prima ma ora, in previsione dell’estate (che forse prima o poi arriverà) mi sono detta: “Forza! È ora di andare ad “aprire” la casa”...

 

Così, armata di buona volontà, vado ad affrontare i mille lavori che, come ogni anno, mi aspettano. Un appartamento che rimane chiuso per diversi mesi anche se lo si lascia pulito e in ordine, lo si ritrova con uno strato di polvere che ricopre ogni cosa.

 

Arrivo e con sollievo constato che apparentemente tutto è rimasto come lo avevo lasciato.

 

Alzo le tapparelle, apro le finestre e mentalmente comincio ad organizzare il lavoro dei giorni successivi. Già che ci sono vado a dare un’occhiata al terrazzo, che anche lì di lavoro da fare ce n’è. Le piante da tagliare e pulire, i pavimenti da lavare, e così via...Salgo, apro la porta e...porca miseria! Mi prendo uno spavento come quando, guardando un film, sbuca fuori improvvisamente l’assassino da dietro una tenda!

 

Ad accogliermi trovo un gabbiano che, forse più spaventato di me, al mio arrivo si alza in volo di un paio di metri e sbattendo le ali garrisce che sembra un indiavolato. Mi dico "Che cavolo!", richiudo la porta chiedendomi il perché questo gabbiano anziché volarsene via spaventato si sia messo a urlarmi dietro per cercare di spaventarmi.

 

Aspetto qualche minuto e silenziosamente riapro, però questa volta sono preparata e quindi decisa a non farmi impaurire. Non apro completamente la porta, solo quel tanto che basta per dare una sbirciatina. Mi si presenta la stessa scena, solo che questa volta mi accorgo che il gabbiano si alza da uno dei vasi all’interno del quale aveva fatto un nido e deposto 3 uova.

 

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Torno in casa e mi chiedo: “Che cosa faccio?”

 

Per prima cosa mi rivolgo al beneamato Google per avere qualche informazione in più sui gabbiani e le loro abitudini. Scopro così che le uova vengono covate per 20/30 giorni e che una volta schiuse i pulcini dipendono dai genitori e non sono in grado di volare prima di 40 giorni.

 

SurprisedSurprised

 

Inoltre googolando di qua e di là trovo l’articolo di un quotidiano che parla del problema dei gabbiani a Roma dove, spiega, vengono presi di mira terrazzi per nidificare in quanto non frequentati durante l’inverno e quindi adatti per la preparazione del nido e la successiva cova.

 

Scopro inoltre che i gabbiani diventano particolarmente aggressivi e pericolosi se percepiscono un pericolo per il loro nido e che addirittura attaccano lanciandosi in picchiata sulla testa dei malcapitati. Un bel guaio...ma decido di non aver paura e di risalire nuovamente, preparandomi a dovere. Per prima cosa devo mettere al riparo la mia zucca, ma come? L’ideale sarebbe un casco da scooter, ma io non lo posseggo, dunque opto per una bella pentola, quella in cui solitamente cucino la pasta per intenderci. il coperchio invece andrà bene per fare un po’ di rumore e quindi spaventare il pennuto.

 

Armata di macchina fotografica per immortalare la scena risalgo molto determinata. Prima di aprire mi preparo per lo scatto e inizio a fare un po’ di “musica” con il coperchio che batto contro la porta che essendo di ferro di fracasso ne produce parecchio, apro decisa e con soddisfazione vedo il gabbiano che, pur continuando a sbraitare come un pazzo, vola ad una certa distanza. Sentendomi al sicura sotto la pentola, mi avvicino quel tanto che basta per fare due fotografie e mi allontano rifugiandomi dietro l’uscio e, meno male, perché nel giro di qualche minuto sono cominciati ad arrivare gabbiani da tutte le parti. Ad un certo punto ce ne saranno stati almeno una ventina che svolazzavano incazzati sopra il mio terrazzo urlando “kree-ar….kree-ar”. Nido di gabbiano sul terrazzo

 

Ritorno in casa, ho scattato le foto ma non ho decisamente risolto quello che ormai ritengo un mio problema e non sapendo come comportarmi, decido di coinvolgere degli amici autoctoni. Chissà...Magari anche a loro è capitato di avere un problema simile. Ovviamente tra una risata e l’altra e vari suggerimenti del tipo: fai una frittata, ma questi non saranno mica dei problemi?, sposta il vaso da un’altra parte - qualcuno mi dice: “chiama quelli dell’ENPA, che vengono a portare via le uova. Era successo anche a me e ho fatto così”.

 

Ecco, mi sono detta, questa è la risposta che cercavo, loro sapranno cosa e come fare. Spedisco una mail, ma non ricevendo risposta (anche se per la verità era trascorsa solo un’oretta) prendo il telefono e chiamo. Alla persona che mi risponde espongo il mio problema ed ecco il seguito della conversazione:

 

“Ah, lei è quella che ha mandato la mail?”

“Si – rispondo – volevo sapere se potete venire a portare via le uova.”

 

Faccia una cosa, se ne liberi.

 

SurprisedSurprisedSurprised

 

Un pochino perplessa dico: “Come se ne liberi?”

 

“Eh si, le elimini”

“Ma mi sta dicendo che le devo buttare?”

“Si, in via eccezionale, le butti.”

“Cioè, le prendo e le butto in un cassonetto?”

“Faccia così, ma lo faccia prima che si schiudono altrimenti poi è un casino.”

“Allora voi non uscite e ci devo pensare io a buttarle?”

 

“Si, per questa volta faccia così.” La telefonata termina qui. Perdindirindina, devo pensarci io! E DEVO buttarle nell’immondizia. Ironicamente mi sono detta che già che c’ero avrei potuto chiedergli se dovevo buttarle nel cassonetto dell’umido...

 

Decido di rimandare la risoluzione di questo problema al giorno dopo e alla sera, riparlandone con gli amici, uno di loro si offre volontario per venire a darmi una mano. Decidiamo di fare l’intervento la mattina successiva: per spaventare i gabbiani avremmo usato dei raudi e con un rapido blitz avremmo preso il nido, buttato in un sacco e lasciato il campo.

 

Una volta tornata a casa comincio a pensarci e, sinceramente, mi sentivo un po’ in imbarazzo, ho iniziato a farmi un sacco di domande del tipo: "ma chissà da quanto sono lì quelle uova? Magari sono quasi prossime a schiudersi e dentro ci sono già i pulcini". Ho pensato ai gabbiani che le stavano covando dandosi il cambio, indifferenti alla pioggia e al vento ma fermi nel loro compito quello di far nascere i loro piccoli. Ho rivisto l’arrivo degli altri gabbiani pronti ad intervenire per dare un aiuto e la mia decisione di eliminare queste uova ha iniziato a vacillare. E con queste riflessioni sono partita per il mondo dei sogni.

 

Il mattino successivo, come concordato, arriva il mio amico:

 

“Allora, sei pronta?”

“Veramente - replico io - ci avrei ripensato.”

“Ma dai, che stronzate stai dicendo? Come ci hai ripensato? Vuoi fare un allevamento di gabbiani sul terrazzo? Muoviti – mi dice – andiamo che non ho molto tempo.”

 

Però io, ormai avevo preso la mia decisione.

 

Non se ne fa niente, non me la sento, lasciamoli in pace. Ho deciso di…ospitarli

 

e gli spiego le ragioni che mi hanno portato a questa decisione.

 

“Vabbè, contenta te contenti tutti. Però – aggiunge – fammi almeno vedere come sono messi.”

 

Saliamo, apro piano piano la porta e eccolo lì il gabbiano che ci accoglie nel solito modo e subito, da uno ce ne sono dieci e poi di più. Cerco di scattare qualche foto attraverso quello spiraglio che mi permette di vedere solo un triangolo di cielo, poi richiudo e ce ne andiamo.

 

Buttare le uova nel cassonetto? No, grazie. Wink

 

Aggiornamento - Seconda parte

 

Mi è capitato che alcuni amici mi chiedessero com’era andata a finire la faccenda dei gabbiani. Ho pensato così di scriverla per dare un seguito ed un finale all’articolo pubblicato precedentemente.

 

Facendo due calcoli, avevo pensato che fosse trascorso il tempo necessario (parlo di fine Luglio) per la schiusa delle uova, lo “svezzamento” dei gabbianelli e quindi all’abbandono del nido. Decido così di tornare per verificare personalmente lo stato del mio terrazzo.

 

Arrivata a destinazione, ancor prima di salire in casa penso di aver fatto “i conti senza l’oste”, infatti i gabbiani che volavano sopra l’edificio erano in numero sospetto. Salgo, deposito la borsa e prima di fare qualsiasi cosa mi dirigo verso il terrazzo e, dopo aver preso un bel respiro, apro. My God!

 

Non volevo credere ai miei occhi, gabbiani che volavano ovunque emettendo quel verso stridulo e il terrazzo ridotto a un cacatoio. Mi chiedo: "Com’è possibile?"...

 

Senza addentrarmi, butto uno sguardo attento e subito mi accorgo che  il nido è sparito, in compenso, a differenza della volta precedente, sembrava che tutti i pennuti d’Italia avessero preso il terrazzo come posto ideale dove evacuare. Un disastro!

 

Ma perché, mi chiedo, sono ancora qui? Ero così sicura che ad un certo punto se ne sarebbero andati, poi capisco. In fondo al terrazzo, proprio incastrato fra due vasche di gerani, c’è qualcosa. Scendo in casa, prendo un ombrello e risalgo. Devo farmi coraggio ed andare a controllare da vicino. Con l’ombrello aperto a protezione della testa mi avvicino, quel qualcosa era un gabbianello agonizzante che mi guardava impaurito. Capisco che il poverino deve essere ferito, forse ha un’ala spezzata, non è riuscito a volarsene via e tiene legati qui anche gli altri gabbiani. Così malridotto, senza la possibilità di volare, mi dico che probabilmente per lui non c’è più niente da fare. Lo lascio al suo destino e ai suoi amici, scendo in casa, prendo la borsa e me ne vado via. Che altro avrei potuto fare?

 

Dopo una settimana decido di tornare, sicuramente una volta morto il gabbianello gli altri se ne sarebbero andati. Prima telefono al mio amico, che già mi aveva offerto il suo aiuto, gli spiego la situazione e ci accordiamo di trovarci il sabato successivo.

 

“Te l’avevo detto io!” È la prima cosa che mi dice quando mi vede, poi ci dividiamo i compiti, lui comincia ad andare sul terrazzo mentre io entro in casa per procurarmi il materiale necessario. Per prima cosa apro le finestre, esco sul balcone ed eccoli gabbiani che volano di qua e di là e, proprio mentre sto rientrando in casa, per la miseria! Qualcosa atterra sul ramo di un cipresso che sta proprio di fronte a me. Che cavolo! Ma quello è il gabbianello, e si, ha chiaramente un’ala spezzata e non riesce a volare, fatica anche a sostenersi al ramo e infatti ecco che si lascia andare e cadendo di ramo in ramo  atterra su una tettoia sottostante e si nasconde sotto i rami più bassi dell'albero.

 

Penso subito che quel pazzo ha fatto volare giù l’uccello senza pensarci due volte. Salgo e gli chiedo:

 

“Perdindirindina, ma sei scemo? Hai buttato giù il gabbiano?”

 

“Io?  – mi risponde – guarda che io non ho fatto volare giù niente, appena sono entrato il gabbiano che zampettava si è spaventato, ha tentato di volare e si è buttato giù da solo!"

 

“Ma allora non è morto? Ma come ha fatto a sopravvivere?”

 

“E’ evidente che il cibo glielo procuravano loro.” Mi risponde indicando i gabbiani che continuavano a volare sopra le nostre teste.”

 

Poi, guardandosi intorno aggiunge: “Per la miseria, quanta cacca che ti hanno lasciato qui. Fa veramente schifo.”

 

Come dargli torto?

 

Rifletto un attimo e decido che quel gabbiano, sopravvissuto fino ad allora grazie alle cure dei suoi simili, non avrebbe avuto molte chance se restava su quella tettoia dove i suo amici non avrebbero potuto raggiungerlo.

 

Non posso lasciare quest’opera incompiuta, dico al mio amico di scendere in casa a bersi qualcosa e io vado dritta dai Vigili Urbani (che tra l’altro si trovano proprio vicinissimi alla mia abitazione) per vedere cosa si può fare. Quando arrivo parlo con una vigilessa molto gentile:

 

“Volevo segnalare che sopra la tettoia che sta qui a  fianco c’è un gabbiano ferito che non riesce a volare. Potete fare qualcosa?”

 

“Vediamo un po’.....” Mi risponde,  prende il telefono e chiama l’Anpa.

 

“Si buongiorno” - attacca la vigilessa – “Qui è il Comando dei Vigili Urbani, ci segnalano un gabbiano in difficoltà.”

 

Quelli dell’ANPA chiedono informazioni del tipo: dove si trova…è facilmente raggiungibile, c’è una scala ecc., e dopo questo scambio d’informazioni la vigilessa mi dice:

 

“A posto, tempo una mezz’ora e sono qui."

 

La ringrazio calorosamente e me ne torno a casa, informo il mio amico e mentre ci beviamo una bibita fresca aspettiamo di vedere cosa succederà. Puntuali come un orologio, arrivano gli incaricati dell’ANPA, i gabbiani intanto continuano imperterriti a garrire sopra di noi. In quattro e quattr’otto salgono sulla tettoia, afferrano il gabbiano, lo mettono in una gabbia e se ne vanno.

 

Come per incanto tutti gli altri uccelli si allontanano. Allora avevo pensato bene. Era proprio il gabbiano ferito che li tratteneva qui e infatti se non fosse stato per loro sarebbe sicuramente morto di fame e invece era ben nutrito. Mi auguro che dopo tanta sofferenza i veterinari dell’Anpa riescano a rimetterlo in sesto.

 

Ora mi rimane l’ingrato compito di ripulire tutto quel macello. Il mio amico probabilmente intuisce che gli sto chiedendo di darmi una mano perché mi saluta velocemente ed ancor prima che io riesca ad aprir bocca è già sparito.

 

Mi ci è voluta una giornata, non esagero, a ripulire e disinfettare e dai, vi risparmierò i dettagli. Sappiate solo che mentre lavoravo ho più volte maledetto tutti i gabbiani del mondo e pensato di procurarmi una pistola a pallini nel caso...Però, una volta finito tutto, ho ripensato all’intera vicenda, al sacrificio e allo spirito di gruppo dimostrato da questi uccelli e mi sono chiesta: “Ma gli animali...sono loro?

 

Pi Greco

 

Edit - Omega: un utente ci ha segnalato la pagina SOS GABBIANI - ATC NAPOLI, organizzazione no profit, che interviene gratuitamente per risolvere i problemi di convivenza con gabbiani che hanno nidificato sui terrazzi. Dateci un'occhiata e mettete un like, ragazzuoli! Smile

 

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