Riflessioni sulle prossime elezioni politiche

Elezioni politiche 2013

Questa mattina all’entrata di un centro commerciale, distribuivano volantini per promuovere la votazione di un candidato politico alle prossime elezioni.

 

All’invito rivolto ad un passante da parte di un promotore che tesseva le lodi di questo politico, il passante, un uomo di una certa età che probabilmente fa fatica a tirare la fine del mese con la sua pensione, guardando il suo interlocutore, risponde: “Eh, digli di andare affan…. Pure a lui!” Laughing

 

Ripensando a questa “scenetta”, che sì, momento ha suscitato la mia ilarità, mi è venuta la voglia di riportare alcune mie riflessioni per condividerle con voi sperando, chissà, che qualcuno intervenga dicendo cosa ne pensa.

 

 

Facendo un paragone con il mondo del lavoro, ho pensato alle referenze che spesso vengono richiesta dal datore di lavoro che decide di assumere un nuovo dipendente. A cosa servono queste referenze? Ovviamente servono a valutare l’operato del candidato nella sua precedente attività. Se il “vecchio” datore di lavoro sarà stato soddisfatto darà buone referenze e tesserà le lodi di questa persona, in caso contrario sarà critico nei suoi riguardi e ne sconsiglierà l’assunzione.

 

Quindi il nuovo impiego dipenderà da come è stato svolto il lavoro precedente, dalla serietà dell’individuo ecc. ecc.

 

Ora, nelle mie riflessioni, ho riportato lo stesso parametro alle prossime elezioni.

 

I politici che si contendono il primo posto sono, praticamente, gli stessi che hanno portato il mio Paese  in questa situazione disastrosa. Praticamente personaggi che hanno posto come priorità i loro interessi personali o di partito trascurando i veri motivi per cui si trovavano ad occupare i loro incarichi.

 

Ora, non lo dico certamente io ma lo si legge giornalmente sui quotidiani e lo si sente rinfacciare da un partito all’altro, tutto è andato a… catafascio. Non ci sono più soldi da investire, le imprese stanno tutte colando a picco e quindi riducono il personale, l’edilizia è ferma, tutto aumenta e nessuno più investe in Italia. Ormai i Paesi dove investire sono altri, dove c’è meno burocrazia, dove si agevolano le imprese, dove si aiutano i giovani...e così via.

 

Siamo stati, a mio parere, governati per troppi anni da politici vecchi, e quando dico vecchi intendiamoci non intendo anziani, ma vecchi, con idee antiquate e non al passo con i tempi.

 

A volte mi dico che è proprio il sistema che è sbagliato, sono convinta che sono molte le persone oneste che entrano in politica con le giuste motivazioni e le giuste idee ma che poi, ahimè, vengono intrappolati da quell’ingranaggio di persone poco oneste, ne vengono travolti e si adeguano.

 

Allora mi dico, a questi politici che hanno mandato a catafascio il mio Paese, non potrei mai rilasciare buone referenze e quindi perché dovrei riassumerle?  Perché dargli l’ennesima chance? Non sono bastate tutte queste ultime legislature che hanno visto sempre le stesse persone occupare gli stessi posti? Le stesse persone che, avendo un “bel pelo sullo stomaco” sono passate con disinvoltura da uno schieramento all’altro pur di rimanere ancorati ai loro privilegi?

 

No, niente buone referenze per loro che hanno causato questi danni e che ora vogliono farmi credere di aver trovato la quadratura del cerchio e quindi di riuscire a rimediare neanche fossero Mago Merlino.

 

E allora, queste mie riflessioni mi portano a pensare a qualcosa di nuovo perché mi dico: “Il vecchio l’ho già provato e so dove mi ha portato. Il nuovo forse mi deluderà, ma devo dargli una possibilità.”

 

Recentemente ho letto un libro di Edoardo Nesi che ad un certo punto pensando alla situazione attuale dell’Italia ed hai suoi figli, fa queste riflessioni:

 

“Però non posso fare a meno di chiedermi che lavoro andranno a fare, i nostri figli  e le nostre figlie. Riusciranno in qualche modo a non finire impuniti nella girandola di quegli impieghi finti che avviano e finiscono, avviano e finiscono, sempre diversi e pagati pochissimo, e non formano e non impegnano né loro né l’azienda che li assume? Gli basterà sentirsi liberi solo di poter passare da un misero, temporaneo lavoro di merda a un altro misero temporaneo lavoro di merda, senza mai imparare nulla e diventare, così, perfettamente intercambiabili, perfettamente sostituibili, merce anche loro?


Ma che vita è, questa?

 

Quale società e quale futuro potranno mai scaturire da un’intera generazione allevata nella barbarie di un’imitazione di democrazia, costretta a rincorrere un simulacro di posti di lavoro? Quali manufatti impareranno mai a produrre, questi nostri giovani continuamente sradicati, apprendisti perpetui d’una vita lavorativa che per loro sembra non voler cominciare mai? Quale potrà essere la qualità del loro impegno, del loro lavoro? Li abbiamo lasciati per anni davanti alla televisione a guardare cazzate su cazzate, ad assistere attoniti all’affermazione pubblica di incapaci e mentecatti e ladri confessi mentre intorno a noi l’economia avviava a crollare, prima lentamente e poi a rotta di collo. Perché mai oggi una qualsiasi impresa dovrebbe assumerli invece di aprire filiali o una fabbrica nel Lontano Oriente, dove i loro motivatissimi coetanei le costerebbero la metà? Cosa gli abbiamo insegnato d’importante? Cosa sanno, le nostre figlie e i nostri figli, in più dei cinesi?”

 

Il libro si intitola “Le nostre vite senza ieri”.

Pi Greco

 

Articolo precedente..........Articolo successivo


Tags: elezioni politiche 2013 - riflessioni sulla politica - i politici sono dipendenti dei cittadini.